Ci sono operazioni di mercato che si misurano in milioni, e altre che si misurano in epoche. La cessione di Zinedine Zidane dalla Juventus al Real Madrid, nell’estate del 2001, appartiene alla seconda categoria: 150 miliardi di lire, il trasferimento più costoso della storia del calcio fino a quel momento.
Ma per capire davvero la portata di quell’affare bisogna partire dall’inizio, da un investimento che oggi farebbe sorridere: 7,5 miliardi di lire. Comprato a 7,5, rivenduto a 150. Venti volte tanto. Nemmeno il più spregiudicato dei broker di Wall Street avrebbe saputo fare di meglio.
L’acquisto della Juventus : 7,5 miliardi per un talento “di prospettiva”
Estate 1996. La Juventus è appena diventata campione d’Europa e Luciano Moggi ha infatti messo gli occhi su un ventiquattrenne del Bordeaux dal talento cristallino ma ancora incompiuto: si chiama Zinedine Zidane, viene dai quartieri difficili di Marsiglia, e in Francia lo chiamano già Zizou. L’investimento è di 7,5 miliardi di lire: una cifra importante ma non folle, per quello che all’epoca è considerato un ottimo giocatore di sicura prospettiva, non ancora un fuoriclasse conclamato.
L’ambientamento non è immediato infatti nei primi mesi Zidane fatica con i ritmi e la tattica del calcio italiano, e qualcuno a Torino comincia a storcere il naso. Poi, piano piano, la magia prende il sopravvento: il controllo, la roulette, le veroniche, quel modo unico di far sparire il pallone agli avversari. La Serie A dell’epoca, la più difficile del mondo, quella di Ronaldo, Batistuta e Del Piero, si inchina a un centrocampista che sembra giocare con il tempo rallentato.

Il rendimento: cinque anni da fuoriclasse assoluto. Zinedine Zidane
I numeri della sua avventura alla Juventus parlano chiaro: cinque stagioni, 212 partite, 31 gol e cinque trofei: due scudetti consecutivi (1996-97 e 1997-98), una Supercoppa Italiana, una Supercoppa UEFA e una Coppa Intercontinentale, quest’ultima decisa proprio da un suo gol contro il River Plate. In mezzo, il Pallone d’Oro 1998, conquistato da bianconero dopo il Mondiale vinto da padrone con la Francia, e i premi di FIFA World Player che ne certificano lo status di miglior giocatore del pianeta.
C’è però anche il grande cruccio, il buco nero di quegli anni meravigliosi: le due finali di Champions League perse, contro il Borussia Dortmund nel 1997 e contro il Real Madrid nel 1998. Zidane stesso, anni dopo, lo confesserà apertamente: il suo unico rimpianto della carriera è non aver mai vinto la Champions con la Juventus. Un dettaglio che pesa, come vedremo, anche nella storia del suo addio.
La cessione: Florentino, i Galacticos e la cifra monstre
Estate 2001. Al Santiago Bernabeu comanda Florentino Perez che un anno prima ha strappato Figo al Barcellona e ora vuole il pezzo più pregiato del mercato mondiale per il suo progetto Galacticos. Il bersaglio è Zidane, che a 29 anni sente il bisogno di una nuova sfida: alla Juve, dirà, aveva vinto tutto tranne la Champions, e per completarsi sentiva di dover andare nel club più grande del mondo.
L’operazione la confezionano Luciano Moggi e il figlio Alessandro, bravissimi a portare Perez sulla cifra che nessuno aveva mai nemmeno osato pronunciare: 150 miliardi di lire, circa 77,5 milioni di euro. Record mondiale assoluto, polverizzato il primato di Figo. A Torino, l’Avvocato Agnelli accompagna l’addio con una delle sue sentenze fulminanti, definendo Zizou “più divertente che utile”: una provocazione elegante per addolcire una separazione che, in fondo, conviene a tutti.
L’eredità: il tesoro reinvestito della Juventus
Perché il capolavoro della Juventus non finisce con l’incasso: sta in come quei 150 miliardi vengono spesi. Con il tesoro della cessione, Moggi quindi rifonda la squadra in un’estate sola: arrivano Gianluigi Buffon dal Parma, Lilian Thuram e Pavel Nedved dalla Lazio. Tre colonne che riporteranno subito lo scudetto a Torino nel 2002, il primo dei due consecutivi dell’era Lippi-bis, e che per un decennio saranno l’ossatura bianconera.
Zidane, dal canto suo, al Real si prenderà tutto: la Décima sfiorata e poi la Champions vinta nel 2002 con la volée di Glasgow contro il Bayer Leverkusen, forse il gol più bello nella storia delle finali. Tutti felici, dunque: il giocatore, il Real, la Juve. Un’operazione perfetta da ogni lato del tavolo, cosa rarissima nel calciomercato.
Venticinque anni dopo, quell’affare resta il manifesto di un’arte che il calcio italiano sembrava padroneggiare come nessuno: comprare il talento prima degli altri, goderselo al massimo splendore, cederlo al prezzo più alto della storia e reinvestire meglio di chiunque. Da 7,5 a 150 miliardi, passando per un Pallone d’Oro e due scudetti. Lo chiamavano calciomercato. Era invece, semplicemente, genio.
A cura di Nico Irano (La Mente Nostalgica)